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mercoledì 12 giugno 2019

U ritu ra quagghia (Il rito della quaglia)


Prima di tutto bisogna sapere che cosa è a "Quagghia"
Da non confondere con la quaglia-uccello, la quagghia è una melanzana intera con dei tagli molto particolari che rende la melanzana a strisce pur mantenendola intera e viene fritta immergendola completamente nell'olio.
Prepararla in casa è un poco complicato in quanto ci vorrebbe una padella piuttosto alta e provocherebbe un consumo di olio notevole, per cui a quagghia conviene acquistarla pronta, nnò spinciaru cioè in friggitoria; per i profani, dai venditori di pane e panelle. Il risultato alla fine è questo in figura:

A quagghia va usata per condire un bel piatto di spaghetti con olio d'oliva e formaggio ncannistratu, (pecorino siciliano); una spruzzata di pepe nero non guasta.
E' un piatto chiaramente estivo e c'è una regola importantissima da non trascurare mai:
A quagghia va consumata bollente appena fritta; e qui arriva il rito palermitano che io consumai personalmente da bambino e tantissime volte.
Da premettere che la friggitoria era a a meno  di 100 metri da casa mia. Quando mia madre metteva la pentola sul fuoco io stazionavo nei pressi in trepida attesa che la pentola bollisse, e nell'attesa aiutavo ad apparecchiare. Quando arrivava il fatidico momento dell'ebollizione e mia madre impugnava gli spaghetti per buttarli in pentola partiva l'ordine, perentorio: 
Vai! Spicciati! Va pigghia i quagghi! (Vai a comprare le quaglie) Immediatamente mi precipitavo  per le scale (quattro piani senza ascensore), le quaranta lire in tasca, (una quaglia costava venti lire) e arrivato dallo "spinciaru" con voce, da bimbo si, ma decisa: "Mi rassi du quagghi ca a pasta è calata!" (mi dia due quaglie che la pasta è già in pentola),  in qualche minuto e senza aspettare il turno le quaglie erano pronte e avvolte in carta oleata, buttavo i soldi sul banco (lo scontrino ancora non era stato inventato) mi impadronivo del pacchetto, quindi ripartivo di corsa verso casa e dopo aver scalato i gradini a due a due, giungevo a casa nel preciso momento in cui mia madre era intenta a scolare la pasta, eravamo in quattro, quindi mio padre metteva mezza quaglia bollente per ogni piatto, mentre gli spaghetti venivano adagiati gentilmente sulla quaglia, quindi olio d'oliva, spolverata di ncannistratu e pepe e... pronti a tavola!
Anche per quel giorno il rito della Quagghia era stato rispettato!

Roberto Ardizzone

mercoledì 20 marzo 2019

Le mutande pulite


         Correva il 1969; quel pomeriggio la piccola Eva cominciò a prepararsi lo zaino, con una  meticolosità che non aveva mai usato da quando andava a scuola:
- Sussidiario, libro di lettura;
- matita, colori, temperino, gomme;
- quaderno a righe e quaderno a quadri;
- penne: nera, blu e rossa.
         Per la prima volta mamma l'aveva autorizzata ad andare a fare i compiti da Ester, la sua compagna di banco, nonché amichetta del cuore; per i suoi nove anni era una importante conquista, anche se in fin dei conti per andare a casa da Ester, avrebbe dovuto semplicemente uscire, attraversare la strada, ed entrare nella villetta di fronte.
         Ricontrollò lo zaino più volte per essere certa che non mancasse nulla, -  "ah si, ecco, il diario, stavo dimenticando proprio quello" ripeté mentalmente a se stessa. lo prese e lo infilò nello zaino, ecco ora era pronta!
- Mamma, posso andare? -
La risposta la lasciò di sasso:
- Hai messo le mutandine pulite? -

- Come? Le mutandine pulite? -
Eva era allibita, quasi sgomenta: pensò: Cosa c'entrano adesso le mutandine pulite.  
- Come hai detto mamma? Perché? -
La risposta fu ancora peggio:
- Come perché, t'immagini se capitasse di andare a finire al pronto soccorso o peggio in ospedale con le mutande sporche! Oh Dio che vergogna! -
La bambina rimase spiazzata, nella sua mente si affollavano mille domande. Aveva imparato da tempo a lavarsi da sola, ed era molto attenta nella pulizia, soprattutto in quella intima, non sarebbe mai andata in giro sporca, e poi perché mai sarebbe dovuta andare a finire al pronto soccorso?  Ma non volle andare oltre, corse in bagno e nonostante fosse pulita, terrorizzata dalla frase di mamma, fece un meticolosissimo bidet e cambiò le mutandine,  nonostante quelle che aveva, fossero pulitissime.
- Fatto mamma. Vado -  
         Uscì di corsa, attraversò la strada, bussò alla porta della sua amichetta che la aspettava, entrò e subito le raccontò tutto.
Ester non mostrò nessuna sorpresa, anzi, con fare un po' da esperta le disse:
- Certo! Mamma me lo ha insegnato sin da piccolina e io prima di uscire cambio sempre le mutandine!

La bambina a quel punto giunse ad una conclusione; sperando che non succeda mai, ma, se e quando, per un malaugurato motivo, andassi a finire al Pronto Soccorso o perché ti sei tagliato un dito o hai un forte mal di testa o per qualunque altro problema, per prima cosa ti controlleranno se hai le mutande pulite!

        

lunedì 21 gennaio 2019

Come Hemingway


1° giorno

         Sembra che tutti non abbiano altro pensiero che il cibo, sono in un bar, sul lungomare, seduto ad un tavolino, in terrazza; ho appena consumato la mia colazione ed ho davanti una tazza di caffè fumante. Scrivo i miei pensieri, le mie riflessioni sul mio taccuino sempre presente. No, non sono a Casablanca, ma ad Aspra, frazione marinara di Bagheria. Una calda mattinata di un qualunque giorno dell'estate siciliana, sono le nove del mattino ma l'aria è già rovente, un leggera brezza marina mitiga un po' il calore sulla pelle, ancora poca gente, per la maggior parte turisti ed emigranti che sono tornati per passare una vacanza nella loro terra natale. Nel tavolino accanto una bambina, non più di tre anni, come tanti bambini della sua età comincia ad essere padrona della tecnologia, sta utilizzando lo smartphone della mamma per vedere dei cartoon o qualche favoletta, mentre la mamma sta tranquillamente chiacchierando con un altra donna; davanti a loro, tazze di caffè vuote e tracce di una colazione già consumata.  Mi guardo in giro, la sensazione di vivere fuori dal mondo è forte. La fame, la disoccupazione galoppante, il problema migranti, sembrano rimasti fuori da questo ambiente, rilassato e vacanziero. A pochi metri la spiaggia; non è pienissima, è un giorno feriale qualunque, la gente prende il sole, si bagna e si diverte; in tutto questo anch'io mi sono lasciato prendere da questa sensazione di pace, di relax; forse una pausa dai problemi di ogni giorno non mi farebbe male, ma non riesco a perderli di vista, a cancellarli, neanche per un momento. Donne, bambini, famiglie intere che continuano a morire in mare; nell'inseguimento di un sogno non realizzato di un futuro migliore, o molto più semplicemente di un futuro! Vorrei tanto fare qualcosa per questi esseri umani meno fortunati che perdono la loro vita, alla vana ricerca di una vita dignitosa; cosa che nei loro paesi, per vari motivi non possono e non riescono a trovare, ed io, davanti alla superficialità, al menefreghismo, alla cultura della difesa del proprio giardinetto,  dell'egoismo di cui l'uomo ha imparato a nutrirsi, mi sento terribilmente impotente.


         Provo a rilassarmi, le due signore con la bambina sono andate via, al loro posto si sono seduti una famiglia festosa di emigrati bagheresi in vacanza, dai loro discorsi ho capito che vivono da moltissimi anni negli Stati Uniti, sembrano felici di questa parentesi nella loro terra natia; la loro gioia è visibile, palpabile. Abbiamo cominciato a chiacchierare  del più e del meno, mentre uno di loro ha cominciato a fare colazione con un uovo sodo; dice che stamane lo ha visto fare ad una gallina e lo ha raccolto ancora caldo, ed ha iniziato a raccontarmi che facendo un po' d'ordine e di pulizia in un suo vecchio cascinale nelle campagne di Bagheria da tempo abbandonato, ha ritrovato un suo vecchio amore di cui non ricordava più l'esistenza: un motociclo Motom 49cc; ha deciso di aggiustarlo prima di tornare in America e di portarlo con se per farne dono al suo nipotino più grande, colui che lo ha reso nonno.
         Mi piace questa spensieratezza che dimostrano, si vogliono divertire e ne hanno pieno diritto, sanno senz'altro il significato della parola "migrante" e sapranno pure cosa significhino i sacrifici che si fanno arrivando in una terra sconosciuta che non è la tua, terra in cui niente ti è familiare, neanche la lingua, ed in cui spesso l'accoglienza non è certo amichevole e devi, partendo dal nulla, ricrearti una nuova vita!

         Jack interrompe discorsi e pensieri, è il cane del bar, un bastardo tutto nero e tutto peli con due macchie bianche da cui spuntano due grandi occhi dall'espressione dolcissima, è la mascotte di tutti clienti soprattutto dei più affezionati che gli danno qualcosa da mangiare e lui in segno di ringraziamento gli si siede accanto tranquillo e silenzioso come fanno spesso i cani con i loro padroni. Jack è la gioia di tutti bambini, ci giocano e lo accarezzano, per la sua felicità.

         Una ragazza giovanissima e carina serve ai tavoli, si chiama Dalila, allegra e disponibile al dialogo, racconta di essere laureata da poco; sta lavorando sodo per racimolare un po' di soldi per poter andar via dalla Sicilia, dovunque si presenti la possibilità di realizzare il suo sogno, di esercitare il suo lavoro frutto di anni di studio e sacrificio; dai suoi occhi traspare caparbietà e motivazione. Penso: "Buona fortuna figliola!" E' la storia del sud che si ripete, è un continuum, come un pendolo nel suo moto perpetuo;  i nostri figli che se ne vanno in cerca di fortuna, se ne vanno da una terra avara, che sembra non voler dare niente in cambio a chi la cura, e non c'è nessuno, dico nessuno che provi a fare qualcosa per arginare questa continua emorragia umana.

         Gli italo-americani salutano e vanno via, i tavolini pian piano si svuotano, è un momento di calma, anche Jack si è alzato e si è allontanato,  guardo il mare, la brezza è diventata più forte, le sue onde sono diventate spumose, si sta agitando, un po' come i miei pensieri;  il mondo continua girare e con lui la ruota della vita, imperterrita, con i suoi problemi, i suoi piaceri e le sue pene, le sue gioie e i suoi dolori e con tante, troppe persone che non vedono o fanno finta di non vedere quella amara realtà in cui molti altri esseri umani hanno bisogno di aiuto.
Malinconicamente mi alzo e vado verso la casa vacanze...

Quinto giorno

         Oggi i gabbiani riempiono il cielo del lungomare. Con il soffio sostenuto del maestrale, i pesci seguendo il loro istinto si sono spostati al largo e rifugiati nei fondali al riparo dalle onde che tormentano la costa, allora i gabbiani cercano il loro sostentamento altrove; dai venditori di pesce, ai cestini non svuotati della spazzatura, l'uomo da questo punto di vista li ha pure corrotti. se ci si avvicina a loro bisogna pure essere cauti, perché davanti alla fame diventano anche molto aggressivi. I venditori di pesce per evitare problemi maggiori e tenerli lontano dai loro clienti e dalle proprie bancarelle, spostano le cassette con gli scarti prodotti con il pesce venduto e le posizionano vicino le loro barche nel porticciolo antistante. Appena individuato, i gabbiani accorrono a frotte! Mentre scrivo mi sono soffermato ad osservarli, sono un grande spettacolo della natura. Si alzano in volo, e approfittando del forte vento di maestrale che cozzando con le colline attorno Aspra, crea delle correnti ascensionali notevoli,  tengono le ali spiegate, quasi ferme, e mentre fanno un elegante surplace in aria, scrutano alla ricerca di dove possa esserci cibo per nutrirsi. La spiaggia è quasi deserta, il vento fresco, le onde alte non incoraggiano certo ad entrare in acqua, qualcuno ha scelto di attardarsi a letto oppure come me ha scelto di sedersi al tavolino di un bar a godere della frescura di oggi. Anche Jack , il cane mascotte del bar se l'è presa comoda, stamattina non è ancora venuto a prendersi la sua porzione di carezze e di cibo elargito tutti giorni dai clienti più affezionati, sarà in giro o nella sua cuccia ancora a dormicchiare.

Ottavo giorno

         Oggi potrebbe essere l'ultimo giorno di vacanza. Sono seduto al solito tavolino del solito bar sul lungomare. Cerco con il mio smartphone un volo disponibile per tornare a casa, non lo faccio volentieri; si, mi aspettano i miei nipotini, ma sto bene qui, mi sto affezionando a questo posto, con tutti i suoi difetti ed i suoi limiti, non è facile dare una spiegazione a questa emozione, non posso paragonare il posto a Taormina, Portofino, Rimini o Mondello, l'atmosfera è molto diversa, non è festaiola o pacificamente rumorosa, qua c'è molto relax e tranquillità, persino Jack è tranquillo e rilassato; negli ultimi giorni è venuto a sedersi sempre accanto a me, quasi mi avesse scelto come padroncino; Con Dalila è nata una buona amicizia ci siamo scambiati indirizzi social e mail, ci tiene ad essere lei a portarmi la colazione al tavolo e ad aiutarmi a scegliere le prelibatezze siciliane, ogni mattina una cosa diversa; mi mancherà anche lei con il suo sorriso e la sua freschezza.
         Come sempre stamattina sono stato uno dei primi ad arrivare, accanto al mio tavolino una coppia di donne si accarezzano la mano appoggiata sul tavolo, si scambiano tenerezze, chiacchierano guardandosi negli occhi, nessuno delle persone attorno sembra accorgersene o peggio guardarle con pregiudizio, per fortuna anche qui, al profondo sud le cose pian piano cambiano. Una signora con due bambini piccoli; uno di pochi mesi, lo tiene in braccio, l'altro  avrà tre anni o poco più, alla richiesta di cosa desiderasse per colazione, sorprende tutti con una richiesta: - Mi porti una insalata di mare! -  Scena incredibile, sorrisi gratis per tutti! Ma come tutte le belle cose, è finita presto!  Ho trovato il volo per stasera. Torno al B&B, vado a preparare le valigie...


lunedì 10 dicembre 2018

L'Armadietto


Avevo compiuto 17 anni da poco. A maggio finita la scuola, la mia innata timidezza non mi aveva permesso neanche di chiederle un numero di telefono o qualunque altra cosa che mi permettesse di vederla o quantomeno di sentirla  durante le vacanze.  
 
         Il quarto anno di liceo era appena iniziato, avevo inseguito la fine di un estate che sembrava non andarsene  mai. Tutti i giorni appena entrato a scuola, aspettavo a distanza, nel corridoio, che lei andasse ad aprire il suo armadietto,  per poi correre ad aprire "fortuitamente" il mio che era accanto al suo, per poterla salutare, rivolgerle la parola, ma quando provavo a parlarle  se riuscivo a balbettare appena dei monosillabi  ciao, si, no, era già tanto!
Stavolta tuttavia ero deciso, le avrei parlato e le avrei dichiarato i miei sentimenti.
         Appena la vidi le corsi incontro, non recitai nemmeno la solita commedia dell'armadietto, la guardai in quegli occhi color verde mare in cui tutte le notti sognavo di nuotare, inspirai profondamente e con grande sforzo, subito, senza neanche un ciao, le dissi - Mary, appena usciamo mi aspetti? Vorrei parlarti di una cosa -   mentre sentivo sul mio viso salire vampate di calore che mi bruciavano la pelle e dicevo a me stesso - speriamo non se ne accorga -, mi guardò con quel sorriso bellissimo che aveva sempre sulle labbra e mi rispose - certamente, ci vediamo fuori, ciao, e si recò in classe!
         Non stavo più nella mia pelle, anziché camminare saltellavo, faticavo per recarmi in classe, ma ero pronto; quel mattino mi ero alzato prestissimo e in bagno, davanti allo specchio, avevo ripetuto cinque, dieci, cento volte, le parole che avrei voluto dirle! Parole che dovevano farle capire quanto l'amavo! Oramai dovevo solo aspettare il suono della campanella, uscire e dirle tutto.
         La campanella squillò, fui subito preso dal panico, uscii di corsa e giunto fuori, avrei voluto fuggire verso casa, ma le mie gambe non rispondevano, le sentivo paralizzate, strinsi i pugni sudatissimi, chiusi gli occhi, mi dissi - sii uomo e affrontala, stavolta la timidezza non l'avrà vinta. - Mi girai verso il portone della scuola, la vidi uscire in quel momento, mi guardò  e  mi venne incontrò con quel suo passo da gazzella che le dava una estrema eleganza nel muoversi, il mio cuore batteva all'impazzata, - rallenta o mi ucciderai, pensai - Giunse davanti a me, si fermò, non avevo visto arrivare, subito dietro di lei un ragazzo, e Mary subito - Giorgio ti presento Gae il mio ragazzo, dai, cosa dovevi dirmi - ?


venerdì 20 luglio 2018

L'indimenticabile incontro con Franco Franchi


    
Franco abitava vicino casa mia e il bar gestito dalla famiglia Benenato, era sulla stessa via dove c'era un piccolo laboratorio di stucchi, gestito da mio padre e mio fratello e  dove spesso lavoravo anch'io; Franco, talvolta si fermava a chiacchierare con mio padre; per me, che ero molto più giovane di lui, il rapporto si limitava ad un cordiale e rispettoso saluto: Buongiorno! Buonasera signor Franco, niente di più.
     Avevo compiuto vent'anni da poco, stavo prestando servizio militare, tornavo in caserma a Pisa dopo una breve licenza; il treno era appena partito  da Palermo ed ero in piedi, nel corridoio, assorto con i miei pensieri: la mia Palermo, la mia ragazza... quando lo notai nello scompartimento accanto:
- Buonasera signor Franchi, esclamai!
La sua risposta fu l'avvicinare del dito indice al naso nel segno di zittirmi e senza parlare  con un cenno della mano, mi invitò ad entrare nello scompartimento, tirò la tendina dei vetri, chiuse la porta dello scompartimento e mi fece sedere. Lui non viaggiava quasi mai in aereo, era una sua fobia; in quel periodo sfornavano a Cinecittà un film ogni quindici giorni, quell'anno, era il 1973 ne uscirono 5 o 6, e per lui era un continuo viaggio in treno: Palermo-Roma, Roma-Palermo. Aveva voglia di parlare, mi raccontò della gente che lo incontrava, che desiderava, voleva, talvolta pretendeva, che lui la facesse ridere, che recitasse una gag, che raccontasse una barzelletta; capiva benissimo che era parte del prezzo da pagare per il suo successo, ma quella sera non ne aveva proprio voglia, la mamma a cui era molto legato, stava male e si trovava in ospedale e con la madre in quelle condizioni, l'ultima cosa che avrebbe voluto fare era ridere e soprattutto fare ridere!
       
       Quella notte, io fui la spalla su cui aveva voglia di piangere e di cui aveva estremo bisogno; mentre io me ne stavo in religioso silenzio, mi parlò tanto della sua famiglia, dei bambini, del fratello con cui non andava molto d'accordo, e poi ancora della fame e delle privazioni che aveva subito prima di diventare quello che era.
        Praticamente rimasi tutta la notte ad ascoltare in silenzio i suoi crucci e i suoi pensieri di quel particolare momento, stavo conoscendo l'uomo che c'era in lui, dietro la figura del grande comico! 
        La mattina quando arrivammo a Roma, io continuavo per Pisa, mi salutò abbracciandomi forte, come un fratello minore, ringraziandomi per averlo ascoltato e si scusò per non avermi fatto dormire tutta la notte con i suoi sfoghi. 
     
    Sicuramente non si era reso conto di quanta umanità mi aveva trasmesso e soprattutto donato in quella notte!

Roberto Ardizzone

domenica 24 dicembre 2017

Il presepe

E' arrivato dicembre, con il suo odioso carrico (carico) insopportabile dei regalini, degli alberi di Natale, del traffico impazzito con tutti a fare sciopping;   Nzumma (insomma) stanno arrivando le feste e con queste la solita richiesta della mia dolce metà:

- Amore, me lo fai il Presepe? E anche stavolta  so che dovrò accontentarla.
- Dai, piccolo piccolo.  La capanna , la sacra famigghia, lo sciccarello, (l'asinello) il bue,  i re magi, qualche pastorello con le sue pecore e un fuocherello,  la lavandaia con i  panni stesi, una fontanella, un giudeo, lo spaventato,  il dormiente, qualche palma, un paio di galline, un laghetto, un pozzo, un cagnolino e tante, tante lucette.

        Anno dopo anno la mia condanna. Va bene lo farò anche stavolta!  Grapro (apro) gli scatoli e comincio a sistemare la base , la capanna, le luci.
Tutti i personaggi cominciano a scorrere  nelle mie mani; li odio, il mio desiderio più grande sarebbe, tirandoli fuori dagli scatoli, trovare:
- I Re Magi legati e imbavagliati ca (che) i predoni ci futtieru tutti cosi; (gli hanno fregato tutto)
- il Giudeo che violenta la lavandaia;
- la taverna, dove tutti stanno banchettando, divorando asinello e bue;
- lo spaventato in preda ad un infarto;
- il dormiente, beh quello potrebbe pure continuare a dormire;
        Insomma una bellissima ecatombe!

        Poi mi capita tra le mani il personaggio più odioso: Il Pastore.     Ma che cretinu!
        Con una pelle di pecora sulle spalle, un bastone in mano, con gli occhi fissi al cielo intento a seguire il cammino della stella cometa, e le pecore e il cane a seguirlo, e seguendo la stella cometa arrivano nel deserto. 
        Ora vorrei capire: ai Magi, in esempio, un angelo ha detto di seguire la stella cometa, per trovare il bambinello,  ma il pastore perché la sta seguendo che non sa niente, cosa pensa di trovare dall'altro lato, un paio di crasti (castrati) in omaggio come dono natalizio?
        Scimunitu! Invece di guardare la stella cometa perché non bada dove porta le pecore a pascolare; nel deserto cosa gli farà mangiare la sabbia?
        Ma quest'anno una cosa nuova ce l'ho fatta, tutta di testa mia. Ci ho messo Santa Lucia, con una tavolidda (tavolino) piena di arancine al cioccolato, con tanti bambini attorno, e lei che li scripenta (schiaccia)nello zuccaro (zucchero) e ce li dona. almeno faciemo  (facciamo) una cosa nuova!

Buon natale a tutti!

lunedì 11 dicembre 2017

Santa Lucia 2016



Clamoroso! Santa Lucia esiste ed è pure vendicativa!

         Cercavo ancora di dare un significato all'esistenza umana e quando arrivava Santa Lucia, osservavo rigorosamente il digiuno! Fino a quando ritenni  che le religioni fossero soltanto un invenzione dell'uomo, ed allora via alla festa della golosità: Appena arrivava Santa Lucia:  Arancine e gateau; arancine e bollito di manzo; arancine e  cuccia; arancine e sformato di riso; arancine e arancine ed a mezzanotte e un minuto:  spaghettata!

         Così è andata avanti per anni, con Sua Maestà l'Arancina a farla da padrona, fino a  quest'ultimo tredici dicembre a colazione. 
Sto mangiando fette biscottate e marmellata; subito i miei occhi cominciano a non comportarsi bene,  nell'arco di qualche ora mi accorgo che stanno subendo un cruento attacco, corro alla guardia medica, la sentenza è immediata: "Calazio" una specie di "Orzaiolo",  risultato? Ho gli occhi pieni di antibiotico e appannati.

Vuoi vedere? Santa Lucia ti sei offesa? Va bene, ora mi sacrifico ed a pranzo mangio un paio di arancine al cioccolato spiaccicate nello zucchero, c'era bisogno di fare così? Santa Lucia, perché sei così astiosa? Dai facciamo pace, ora cucino un po' di gateau con la mortadella, e prendo pure un paio di arancine con carne nella friggitoria  dell'angolo, che le fa buone. Mi perdoni?


Adesso tutto mi è più chiaro: Dio potrebbe pure non esistere, ma a Palermo, Santa Lucia è come Santa Rosalia: non si tocca! Fu così che andò un anno fa. Tra qualche giorno sarà Santa Lucia 2017 ed io sto già cucinando!