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giovedì 28 settembre 2017

10 agosto 2017

Festa all'Oratorio San Lorenzo




A San Lurenzu c'è lu issu di Sirpotta,

ancileddi beddi di forma e di misura,


cu cusciteddi chini e sapuriti,

ca ti veni di pigghialli a muzzicuna!

Ma iu  sta cosa nun la vogghiu fistiggiari!

Picchì sulu bianchi sunnu sti ancileddi!

A San Lurenzu c'è puru la Natività ru Caravaggiu

e forsi Michilancilu Mirisi,

mentri nasci lu bammineddu brunu,

mmenzu a tantu culuri scuru chi misi nta lu quatru,

vitti megghiu di tutti, tanti ancileddi nivuri,

ca stannu murennu anniati 'nta lu nostru mari!

© Roberto Ardizzone 



domenica 3 settembre 2017

Sigaretta

Ho un amica con un nome strano:  Sigaretta!  
Mi ascolta sempre in silenzio, forse perché mi conosce molto bene e io di lei sono, non tanto segretamente, innamorato. 
Ho tanto rispetto per lei, la sposerei pure, se fossi sicuro di saper esserle fedele, ma ogni qualvolta che incontro sua cugina cambia tutto! 
Mi sveglia tutti i sensi, tutti i miei più bassi istinti sessuali hanno il sopravvento, 
mi fa dimenticare il mio amore tanto importante, mi fa perdere la testa, 
faccio l'amore con lei nel modo più spudorato, indiavolato, senza vergogna, senza ritegno! 
Poi... naturalmente mi pento e pieno di rimorsi, mi riprometto di non tradire più la mia amata Sigaretta, ma so che durerà poco, solo fino alla prossima volta,  perché l'altra è la tentazione, è Lucifera, Satana, il diavolo in persona, e ci ricascherò ancora. Maledetta!  Poi con quel nome assurdo: CANNA!

© Roberto Ardizzone

domenica 23 luglio 2017

Lo scrivente
         Io  sono uno che si diverte a scrivere, quindi uno scrivente.
Dal vocabolario Treccani:  Scrivente = Chi scrive. Poi oggi montandomi un po' la testa potrei definirmi magari un Blogger per i miei racconti brevi che metto sul blog, ma adesso che ho pubblicato un libro tutto mio, qualcuno comincia pure a definirmi uno scrittore.
La cosa non mi piace più di tanto perché, dello scrittore, io ho un idea molto personale e non proprio positiva.
La illustro:




Lo scrittore

         Lo scrittore è una bestia strana, nasce con uno scopo ben preciso: sviluppare il proprio pensiero per poi trasmetterlo agli altri, esprimendolo con una penna, ma i pericoli sono tanti perché le strade che  incontra sono piene di insidie!
         Il rischio principale è, che lo scrittore, quando si accorge che la cultura in lui è cresciuta, diventa: prima Saputello, poi Saccente e ancora, propaggine del Marchese del Grillo (Io sono io e tu non sei un cazzo), Egocentrico e infine può credere di essere diventato lui, IL CREATORE.
         Lo scrittore, spesso, fonda delle associazioni culturali, che fa funzionare pure bene, anche se, le utilizza come un dittatore, non accetta consigli da nessuno e avanza come uno schiacciasassi, incurante delle eventuali vittime che lascia sul suo percorso; ciò per un paio di anni,  poi il suo egocentrismo gli fa ritenere di essere arrivato ad un livello superiore ed allora sfascia quella associazione  e ne fonda un altra e poi un altra ancora, sempre e in modo quasi parossistico, non per scegliere menti o penne superiori ma solo persone che sappiano essere  succubi e obbedienti nei suoi confronti! Questa crescita provoca in lui un aumento dell'Ego quasi infinito e con questa sequenza:
Allievo scrittore,
Uno scrittore,
Lo scrittore,
Un maestro scrittore,
Il maestro scrittore,
Un maestro
IL MAESTRO!
 A questo punto decide che può anche morire! Proviamo a immaginarne la morte:

La Morte dello scrittore

         Quando stava per morire disse alla moglie al suo capezzale: Prepara i miei cibi preferiti: Tumazzu, Giri, cicoria e un poco di vino  di Zibibbo quello fatto dallo Zio Pino,  perché fra tre giorni resusciterò; e si addormentò avvolto dal sonno del giusto.
Cominciò a salire le scale del paradiso, quando fu quasi in cima si fermò ad osservare: c'erano tre grandi, bellissime poltrone regali.
A sinistra c'era seduto un uomo,  giovane, alto, bello, con una corona fatta di spine e delle ferite: alle mani, ai piedi e ad un costato, ma non sembrava soffrirne, anzi sembrava contento e fiero di quelle ferite e di quella corona, come se portasse delle medaglie.
Al centro c'era seduto un uomo, molto avanti negli anni , imponente nella figura, capelli bianchi e lunghi, una barba bianca folta e altrettanto lunga, e coperto da una sfolgorante veste bianca; il tutto sembrava brillare di luce propria.
A destra infine c'era una colomba bianchissima che girava intorno sul sedile senza scenderne mai.
Lo scrittore, dopo una lunga e attenta osservazione dello scenario, come faceva abitudinariamente quando doveva o voleva scrivere qualcosa, fissò il vecchio e infine disse con voce autoritaria, di quelle che non ammettono repliche:
- Senti vecchio, caccia via quella colomba che ti sta scacazzando tutta la poltrona a destra e ti ci vai a sedere. Liberami quella di centro che è di diritto la mia!
Il vecchio lo osservò con un sorriso un po'severo e sornione allo stesso tempo, e gli rispose:
- Sai che sono stato tentato di farti tornare giù, come hai detto a tua moglie? Poi ripensandoci ho deciso di tenerti qui e non farti tornare più sulla terra, devo evitare a tutti i costi che tu vada a fare altri danni!

© Roberto Ardizzone




martedì 4 luglio 2017

La vera storia di San Valentino

Versione Italiana

Era un raccomandato di ferro, a soli 21 anni  era già Vescovo: viva l'amore predicava, ma le femmine dopo che copulano, devono farsi sempre il segno della croce!
I politici romani, che erano pagani, non ne potevano più, questo Vescovo era diventato insopportabile, e più passavano gli anni e più difficile era reggerlo per i governanti, l'imperatore Claudio II il Gotico, lo voleva fare scannare come un agnello sacrificale e gli aveva detto: Ascolta, tu devi dire che è bello copulare con tutti: maschi, femmine e gay,   ed io in cambio nella mia suprema benevolenza non ti faccio crocifiggere!  Anzi parlo con “amici miei potenti”, faccio dimettere il Papa e tu che sei Vescovo prendi il suo posto; ma Valentino no, non si arrendeva, anzi continuava a predicare l'amore cristiano! Addirittura pretendeva che nella sottoveste le femmine sposate dovevano portare la scritta "Non lo faccio per piacer mio, ma per far piacere a Dio"
L'Imperatore Claudio II, stanco, decise di farlo condannare a morte, ma tutte le femmine romane lo proteggevano, e subito insorsero, successe  un pandemonio, entrarono in sciopero e per rottura di scatole, (messo alle strette), l'Imperatore dovette graziarlo!

Quando Claudio II morì e salì al potere Aureliano, andava ancora peggio, non se ne poteva più:  gli innamorati fedeli, il matrimonio, il cinguettio degli uccelli, i cuoricini disegnati sulle colonne del Colosseo,  non si poteva più trombare in santa pace senza che lui intervenisse, criticasse  e cominciasse a predicare che uno si doveva sposare, doveva essere fedele, che dovesse avere una sola femmina, insomma una vita noiosissima. Intanto i consiglieri di Aureliano dicevano all'Imperatore: “lasciamolo stare, tanto ormai è vecchio, assomiglia a uno scheletro con la barba, e quindi morirà presto”, ma Valentino non moriva più e Aureliano continuava, a mangiarsi il fegato, a distruggersi lo stomaco, con questo vescovo protetto dalle femmine che volevano il maschio fedele! Ad un certo punto, visto che  Valentino non moriva e aveva festeggiato i novantasette anni,  Aureliano radunò i suoi uomini più fidati, ed in gran segreto lo fece rapire, lo fece portare in un posto segreto, e dopo un orrenda tortura, lo fece decapitare!

Versione Sicula

Era un raccomandato di ferro, a soli 21 anni  era già Viscovo: viva l'amore pridicava, ma le fimmine dopo che copulano, devono farsi sempre il segno della croce!
I politici romani, ca erano pagani, unni  potevano cchiù, era una cosa 'nsopportabili questo Vescovo, e cchiù passavano l'anni e peggio era, u 'mpiratore Claudio II il Gotico, lo voleva scannari e gli aveva detto: Ascuta, tu devi dire che è bello copulare cu tutti: mascoli, fimmine e finocchi,   ed io in cancio non ti fazzo crocifiggiri!  Anzi parlo con “amici mia”, fazzo dimettere il Papa e tu che si Viscovo prendi il suo posto; ma Valentino no, nun s'arrinneva, anzi continuava a isare pruvulazzu!
U 'mpiratore Claudio II, stanco, lo condannò a morte, ma tutte le fimmine romane lo proteggevano, e subito successe  il virivirì, il tirribilio, entrarono in sciopero e per rottura di cabassisi, u 'mpiratore dovette graziarlo!
Quando Claudio II fu morto e acchianò al potere Aureliano, andava ancora peggio, non se ne poteva più:  i 'nnamurati, il matrimonio, il cinquettio degli acidduzzi, i cuoricini disegnati sulle colonne del Colosseo,  non si poteva futtiri cchiù in santa pace che lui criticava, e accominciava che uno si doveva sposare, dovia essere fedele, che uno dovia avere una fimmina sola, 'nzumma una vita noiosa. 'Ntanto i consiglieri di Aureliano gli dicevano: “lascialo stare, tanto ormai è vecchio, assimiglia a uno schelitro con la varba, epperciò morirà presto”, ma quello non moriva più e Aureliano continuava, a mangiarsi il ficato, a farisi i vuriedda a matapollo con questo vescovo protetto dalle fimmine che volevano il mascolo fedele! A un certo punto, visto che  Valentino non moriva e aveva festeggiato i novantasette anni,  Aureliano pigliò arcuni dei suoi uomini più fidati, e senza diri ne ai ne bai, lo fece rapire di prescia, lo fice portare in un posto segreto, e a taci maci lo torturarono; lui era una cacocciola spinusa, ma questo non potti salvarlo dal taglio della testa!

© Roberto Ardizzone

sabato 17 giugno 2017

Opere d'arte


     Ebbene si, lo confesso, sono ignorante, mio padre a 14 anni mi disse: 
Con mio grande dispiacere, a scuola non ti posso più mandare. 
La mia era una famiglia economicamente modesta; me ne andai a lavorare.
Tuttavia l'arte in genere mi piace, l'apprezzo, anche senza conoscenze particolari; ciò che è bello, è bello. Punto.
Quando posso entrare in un museo,  o recarmi ad una mostra, lo faccio sempre volentieri e spesso godo della bellezza di quadri, sculture, e nonostante non abbia grandi conoscenze artistiche, sono riuscito a non scambiare gli estintori, tra un quadro e l'altro, per opere d'arte.
       Mi trovavo a Milano quando ebbi l'opportunità di visitare la Pinacoteca Ambrosiana, stavo letteralmente scialando nel vedere così tante grandi opere messe insieme, quando mi trovai davanti un quadro, piccolino in verità, sarà stato 50 x 30; era il mezzo busto di un uomo, visto da una angolazione di tre quarti, un cappellino rosso, capelli lunghi, biondi e un foglietto in mano, con scritte delle note musicali. Furono i capelli a colpire la mia curiosità, aveva dei boccoli bellissimi, la pennellata dell'autore faceva si da trasmettere la sensazione, che volessero uscire fuori dal dipinto. Mi avvicinai per osservarli meglio, e poi mi avvicinai ancora per guardarne meglio i particolari e poi ancora di più....., 
        Mi sentii bussare ad un spalla ed una voce, gentile ma ferma dirmi - Signore dovrebbe allontanarsi almeno una ventina di centimetri,  perché avvicinandosi troppo, ha fatto scattare l'allarme silenzioso dell'antifurto!
Mamma mia, che brutta figura! Balbettai delle scuse e mi allontanai. Quando stavo per uscire mi trovai davanti il custode di prima, che vedendomi ancora teso per la gaffe commessa, forse magari per mostrarmi pure un po' di solidarietà per la situazione imbarazzante di prima, e buttare acqua sul fuoco, mi disse: Se le è piaciuto così tanto, se vuole, glielo metto in carta  e se lo porta!  No, grazie, risposi, non dormirei per la paura che potessero rubarmelo. Sorridendo me ne andai.

         Ah dimenticavo, il quadro in questione era il "Ritratto di Musico" di Leonardo!

© Roberto Ardizzone